Disturbi dopo aver mangiato? Ecco le possibili cause da conoscere

Appena finisci di mangiare ti alzi da tavola e arriva un bruciore, oppure quel gonfiore che tira la pancia come se fosse un palloncino riempito un po’ troppo. Capita spesso dopo una pizza, un pranzo pesante o una cena buttata giù in fretta e, quasi sempre, dietro c’è qualcosa di piuttosto semplice: lo stomaco sta facendo i conti con il tipo di cibo, con le quantità o con certe abitudini.

Quando il fastidio parte da quello che mangi

Certi cibi lo stomaco li digerisce a fatica, molto più di altri. Di solito i più “pesanti” sono questi:

  • cibi molto grassi o fritti
  • impasti lievitati pesanti, ad esempio pizze molto condite
  • caffè, alcolici e bibite gassate
  • pomodoro, agrumi e piatti molto speziati
  • cioccolato

Questi alimenti possono stimolare di più la produzione di acido o dare fastidio alla mucosa gastrica, cioè quel rivestimento interno dello stomaco che lo difende dai succhi digestivi.

Conta parecchio anche come si mangia, non solo cosa. Un pasto esagerato buttato giù in fretta, in pochi minuti, finisce spesso per provocare aerofagia, cioè aria ingerita, eruttazioni, senso di pesantezza e una digestione che sembra non partire mai. I gastroenterologi, quando parlano con i pazienti, chiedono di frequente non soltanto “cosa hai mangiato?”, ma anche “quanto in fretta hai mangiato?”.

Non sempre è solo colpa del menù

Quando i disturbi tornano e ritornano, conviene guardare anche un po’ oltre a ciò che si mangia. Spesso c’entrano i disturbi funzionali, per esempio la dispepsia post-prandiale. In situazioni del genere possono presentarsi gonfiore, nausea, sensazione di pienezza molto presto, acidità o dolore, ma agli esami non si vedono lesioni vere e proprie. Di frequente il punto è una motilità dello stomaco sfasata, insieme a una sensibilità dello stomaco più alta del solito.

Poi ci sono situazioni tra cui:

  • gastrite, talvolta collegata alla presenza di Helicobacter pylori
  • reflusso gastroesofageo
  • ulcera dello stomaco o del duodeno
  • sindrome dell’intestino irritabile
  • calcoli biliari
  • disturbi legati a farmaci, soprattutto i FANS
  • stitichezza, qualche chilo in più, gravidanza oppure cambiamenti ormonali

In certi casi, dopo i pasti entrano in gioco anche alcune intolleranze. Il lattosio è un esempio molto comune, ma a volte si prende in considerazione la celiachia, che è una condizione autoimmune.

Come rendersi conto di cosa fa scattare il disturbo

Un modo è tenere per una settimana, o poco più, un piccolo diario alimentare. Annota:

  • cosa hai mangiato
  • a che ora
  • quanto in fretta hai mangiato
  • se hai avuto sintomi
  • farmaci che hai preso
  • quanto eri stressato o se avevi dormito poco

Quando è il caso di farsi vedere

Quando i disturbi si presentano più volte alla settimana o sembrano peggiorare, è necessario consultare il medico, soprattutto in presenza di campanelli d’allarme come:

  • dimagrimento improvviso senza averlo voluto
  • episodi di vomito che tornano spesso
  • senso di blocco o fatica quando si manda giù
  • tracce di sangue nel vomito o feci molto scure, quasi nere
  • dolore intenso
  • anemia o stanchezza

In situazioni del genere il medico può decidere di richiedere esami del sangue, alcuni test mirati, un’ecografia o, se lo ritiene opportuno, una gastroscopia.

Cosa puoi fare da subito

Di cose che puoi iniziare a fare ce ne sono parecchie:

  • fai pasti più piccoli e abbastanza regolari
  • mastica con calma, senza correre
  • cerca di non esagerare con alcol, sigarette e troppo caffè
  • prova a non stenderti subito dopo aver mangiato
  • togli o riduci i cibi che ti accorgi che ti irritano
  • riposati meglio e tieni d’occhio lo stress

A volte, guardando un po’ più da vicino le proprie abitudini si capisce già dove nasce il problema; se però il fastidio insiste, un controllo mirato può aiutare a capire se si tratta di qualcosa di momentaneo o di una situazione che richiede un’attenzione diversa.

Redazione Genova News

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