Mal di testa: 10 possibili cause da conoscere e quando parlarne con il medico

Ti alzi di corsa, colazione niente perché sei già in ritardo, il primo caffè arriva molto dopo il solito e a metà mattina spunta quel mal di testa sordo che ti spegne un po’ tutto. In scene così, normalissime, quasi da tutti i giorni, dentro c’è una cosa abbastanza semplice: il mal di testa quasi mai è colpa di un singolo alimento, però certe abitudini e alcuni cibi possono diventare trigger, cioè quei fattori che lo fanno scattare, soprattutto se sei già un po’ predisposto.

Chi convive con l’emicrania o con mal di testa che tornano di continuo lo sa sulla propria pelle: non è davvero “quel cibo fa male a tutti”, è più una cosa del tipo “se mangio quella cosa, in certi periodi, a me parte l’attacco”. C’entrano la genetica, come si dorme, lo stress, gli ormoni, quanta acqua si beve, e pure il modo in cui i pasti si sparpagliano nella giornata.

Quando il cibo può peggiorare la situazione

In alcuni cibi si trovano sostanze come istamina, tiramina e additivi tipo il glutammato monosodico, che possono andare a scombinare un po’ i vasi sanguigni, certi neurotrasmettitori o la risposta infiammatoria del corpo. A questo si aggiungono i forti sbalzi di zucchero nel sangue, e il fatto di bere troppo poco, che col tempo possono rendere la cefalea più probabile, o comunque farla sentire più intensa e difficile da sopportare.

Per questo ha più senso parlare di fattori scatenanti personali, piuttosto che di cause fisse, uguali per tutti e valide in ogni situazione.

I 10 trigger più comuni da conoscere

  1. Disidratazione
    Se bevi poco, il mal di testa non ci pensa troppo a farsi sentire. Può succedere dopo una notte troppo calda, dopo uno sforzo fisico più impegnativo del solito o anche in quelle giornate in cui l’acqua, chissà come, finisce in fondo alla lista delle cose a cui badare.

  2. Pasti saltati o rimandati troppo
    Se si sta troppo tempo senza mangiare, la glicemia si abbassa e il mal di testa arriva facile, spesso proprio al mattino oppure verso il tardo pomeriggio, quando ci si sente più scarichi.

  3. Riduzione improvvisa di caffeina
    Se la bevi ogni giorno e da un momento all’altro smetti, il caffè tolto di colpo può scatenare un attacco. Succede facilmente, quasi senza accorgersene, nei weekend o quando si è in vacanza.

  4. Glutammato monosodico
    Si incontra di frequente in dadi da brodo, snack salati, salsine e piatti già pronti. Eppure, non tutti reagiscono allo stesso modo.

  5. Nitriti e nitrati
    Si trovano in diversi tipi di salumi, carni conservate, hot dog e anche in certi pesci sotto sale. Nelle persone più sensibili possono avere un legame con la comparsa di mal di testa.

  6. Solfiti e aspartame
    I solfiti si usano come conservanti, per esempio in alcuni tipi di vino e in certi prodotti confezionati. L’aspartame, invece, è un dolcificante artificiale che capita spesso di trovare in varie bevande e snack confezionati.

  7. Cibi ricchi di istamina e tiramina
    Formaggi stagionati, un bicchiere di vino rosso, birra, cioccolato… e poi parecchi cibi fermentati o lasciati “riposare” a lungo tendono a finire nel mirino. Le amine biogene sono sostanze che esistono già in natura e che, in chi è un po’ più reattivo, possono diventare la scintilla che fa partire l’attacco.

  8. Cibi grassi e fritti
    Non fanno comparire il mal di testa in modo diretto, però quando il pasto è molto pesante e ricco di grassi possono far peggiorare infiammazione, digestione e, col tempo, anche il modo in cui ci si sente in generale.

  9. Alimenti o bevande molto fredde
    Gelati, ghiaccioli, bibite gelate: basta un sorso o un morso preso al volo e arriva quel dolore secco, improvviso, che dura poco ma dà proprio una fitta forte, legata al raffreddamento troppo rapido dei tessuti e dei vasi sanguigni.

  10. Eccessi di zuccheri o alcol
    Quando si esagera con gli zuccheri in poco tempo, la glicemia può salire di colpo e poi scendere altrettanto in fretta, con sbalzi anche piuttosto marcati. L’alcol, oltre a disidratare e far perdere liquidi, tende anche a interferire con il modo in cui il cervello regola il metabolismo e i mediatori che hanno a che fare con la percezione del dolore.

Come capire se c’è davvero un legame

Un modo che aiuta parecchio è tenere un diario dei sintomi per un paio di settimane, o anche tre se ci riesci. Annota:

  • a che ora ti viene il mal di testa, più o meno, durante la giornata
  • che cosa hai mangiato e bevuto
  • quanto hai dormito
  • quanto ti senti sotto pressione o agitata/o
  • ciclo mestruale, se per te è un tema
  • quanto ti muovi e quanta acqua bevi nell’arco della giornata

Molti specialisti tendono a non consigliare di eliminare all’improvviso un lungo elenco di cibi. Piuttosto, ha più senso capire se c’è davvero un modello che torna uguale ogni volta. A volte, semplicemente seguire un’alimentazione un po’ più mediterranea, con più pesce, olio d’oliva, verdure e meno grassi saturi, può fare sì che certe crisi si facciano sentire un po’ meno spesso.

Quando parlarne con il medico

Conviene sentire il medico quando il mal di testa diventa molto frequente, è più intenso del solito, tende a presentarsi quasi sempre da un solo lato con nausea o vomito, peggiora appena ci si muove, oppure arriva assieme a vista offuscata, senso di debolezza, difficoltà nel parlare o altri sintomi un po’ insoliti dal punto di vista neurologico. Non andrebbe lasciato correre nemmeno se, da un momento all’altro, cambia modo di presentarsi o se ci si ritrova a prendere farmaci troppo spesso per riuscire a gestirlo.

Una visita non serve solo a capire se ci sono intolleranze o alimenti che fanno partire il dolore: può anche aiutare a distinguere meglio una semplice cefalea saltuaria, le forme di emicrania cronica e altre situazioni che vanno osservate e valutate con più attenzione.

Nella vita di tutti i giorni, più di qualsiasi altra cosa, torna comodo osservare il proprio ritmo, ancora prima di fissarsi sul singolo alimento: bere con una certa continuità, non saltare i pasti, provare a dormire un po’ meglio e fare caso ai propri trigger alla fine spesso aiuta più di qualunque lista generica.

Redazione Genova News

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